“È pieno di stelle!”

Dall’intervista a Jens Nygaard Knudsen (creatore della minifig e del Classic Space), pubblicata su BrickJournal Italia n. 6:

Il logo Space venne realizzato da Hjalmar Nielsen. La prima versione aveva tante stelle attorno ed era bellissima, ma fu considerata troppo appariscente, motivo per cui le stelle vennero rimosse!

Nell’immagine, la minifig “Ragazzo razzo” della serie 17 delle minifig collezionabili, in vendita da ieri.

Io non so se sia un caso o meno, ma secondo me nel team che progetta queste minifig c’è un genio (vedasi anche la descrizione del re della serie 13, di cui avevo già parlato in fondo a questo articolo dedicato al Castello Giallo).

La genesi del 3,18

di Tim Johnson
Sono certo che vedendo questi modelli molte persone li prenderebbero come esempi per dimostrare che la LEGO® si è persa per strada “perché quando ero piccolo io c’erano solo i mattoncini”. Ora, sebbene in questo caso si tratti effettivamente di pezzi nuovi, la realtà è che il cambiamento che li ha portati a far parte del LEGO System è avvenuto negli anni Settanta.

Questi esperimenti geometrici sono stati costruiti da Huw Millington per il nostro festival dei pezzi The New Black e li ho tenuti da parte appositamente per poterli mostrare ora. Scegliendo i pezzi da includere in The New Black non ho seguito solo il colore, ma mi sono anche sforzato di includere molti pezzi della famiglia che contiene punti di connessione basati sul diametro di 3,18 millimetri come le barre, le clip e i fori in cui inserirle. I modelli di Huw usano hinge joint create con i pezzi 23443 e 11090 e poi, per collegare i vari triangoli, un altro pezzo selezionato per The New Black: l’axle connector Technic con due buchi in cui si può inserire una barra (Design ID 24122).

Sono tutti elementi LEGO piccoli e utili che non hanno connessioni con gli stud. Molte persone ancora pensano che il LEGO System si connetta solo mediante stud e antistud, ma naturalmente il Sistema si è evoluto ben oltre a questo nel corso dei decenni. Una delle “famiglie di connessione” (nome che ho appena inventato) che ho esaminato in passato è quella della connessione tra la sfera da 5,9 mm e la cup, usata per la prima volta negli Animali Leggendari Chima e nei Mixel, introdotta per soddisfare il bisogno di giunture snodabili nei piccoli modelli.

Quindi in che modo – e perché – la “famiglia di connessione 3,18” è entrata a far parte del LEGO System?

Pins

Per scoprire da dove proviene questa misura apparentemente arbitraria di 3,18 mm, guardate all’interno di un mattoncino LEGO. Nello specifico uno di quei mattoncini larghi un solo stud, come 1×2, 1×3, 1×4 e così via. Dopo l’assegnazione del brevetto al mattoncino LEGO nel 1958, a questi mattoncini venne aggiunto un “pin” per poter fissare il mattoncino sottostante e la larghezza di questi pin è leggermente inferiore della distanza tra due stud. (Non sono certo che questi pin abbiano sempre avuto un diametro di precisamente 3,18 mm perché il “clutch power” è stato lievemente modificato nel corso dei decenni, ma per semplicità li chiamerò comunque 3,18). Ecco un bel mattoncino 1×2 (Design ID 3004) del 1976.

Stud cavi

Come tutti i costruttori LEGO moderni sanno, le barre da 3,18 mm si possono inserire in uno stud cavo. Gli stud cavi appaiono negli elementi LEGO da prima ancora dei pin nella parte inferiore – credo fin dalle finestre di metà anni Cinquanta (come questo esempio, Design ID 7076, sempre del 1976) – ma in questi vecchi stud cavi non si può inserire un 3,18, il diametro interno dello stud è troppo stretto.

Lo stesso vale per gli altri vecchi pezzi con stud cavi che ho testato, come lo slope inverted (qui vediamo il Design ID 3660 in Bright Yellow [TLG]/Yellow [BL] vicino a uno moderno in Flame Yellowish Orange [TLG]/Bright Light Orange [BL]). Non ho trovato nessuna conferma definitiva sul motivo per cui nacquero gli stud cavi, ma è probabile che fosse relativo agli stampi. In questo caso sospetto che avere degli stud pieni sul lato stretto del pezzo potesse provocare delle fossette sul lato inferiore, rovinando l’estetica della faccia inclinata.

Per quanto ne so, i primi elementi con gli stud cavi in cui si potesse inserire un 3,18 sono i mattoncini Technic, apparsi per la prima volta nel 1977. E ha senso, il sistema Technic era sostanzialmente un redesign del mattoncino che includeva nuove possibilità di costruzione. Avere gli stud cavi su un mattoncino significava poterci posizionare sopra un mattoncino più lungo sfasato di mezzo stud. La scatola del mio set supplementare 871 di quando ero piccolo, sopravvissuta anche se in pessime condizioni, prova che oltre a essere possibile, la cosa era anche voluta.

Comunque non è dimostrato che questa fosse l’unica o la principale ragione per cui i mattoncini Technic avevano gli stud cavi. Ancora una volta non ho trovato prove certe ed è possibile che ci fossero motivi tecnici relativi ad aspetti più delicati del design del mattoncino Technic per permettere un processo di stampaggio più semplice. A prescindere dal motivo, comunque, la genesi che ha portato alla famiglia di connessione 3,18 forse si trova qui.

Stud aperti

Oltre agli stud cavi un 3,18 può essere inserito, in questo caso completamente, anche negli stud aperti, anche se ancora una volta sembra che le vecchie versioni non lo permettessero. La mano delle maxifig del 1974 (Design ID 3614) non permetteva di usare un 3,18 in origine, ma fu poi riprogettata per farlo nel 1978 (presente come 3614b su BrickLink). BrickLink indica che alcuni set del 1977 contenevano questa mano, ma solo come elementi alternativi e probabilmente si riferisce a versioni dei set prodotte dal 1978 in poi. Lo stesso vale per i mattoncini tondi 1×1 (3062 e 30068, trasparenti) che sono stati riprogettati con lo stud aperto (3062b). Questo, forse, per motivi di sicurezza nel caso un bambino li ingoiasse.

1978: l’anno del 3,18

Sembra quindi che il 1978 sia stato un anno importante per il 3,18 e un veloce sguardo su BrickLink alla lista dei pezzi usciti quell’anno lo conferma; furono introdotti molti pezzi con stud cavi, incluso il fondamentale jumper (3794). Non ho controllato ogni singolo pezzo del 1978 con stud cavo per vedere se vi si potesse inserire un 3,18, ma con quelli che possiedo funziona. Nella maggior parte dei casi, inserire una barra 3,18 moderna in uno stud cavo del 1978 è un po’ difficoltoso. Comunque, come mostra questa immagine, ho anche sfasato un mattoncino 1×3 del 1978 sui due stud cavi di uno slope 75° 2x2x3 (3684) sempre del 1978 e ci stava perfettamente. Infine ho provato a inserire un mattoncino 1×3 moderno sullo slope del 1978 e di nuovo risultava essere un po’ difficoltoso, suggerendo forse che lo standard nel 1978 fosse leggermente inferiore di 3,18 mm, sia per i pin sottostanti che per il diametro interno degli stud?

L’importanza del 1978 per la famiglia di connessioni 3,18 va ben oltre gli stud cavi, comunque. Come sono certo tutti ricorderete, il 1978 fu l’anno in cui venne introdotta la minifig con braccia e gambe mobili. Sono certo che nessuno avrebbe potuto prevedere i vari e strani modi in cui la minifig avrebbe impattato su ogni aspetto del brand LEGO e dei suoi prodotti e le conseguenze della sua introduzione nel Sistema. Detto questo, il designer LEGO Jens Nygaard Knudsen ragionò realmente a fondo nella progettazione di una figura caratteristica che potesse vivere nella rigida griglia LEGO e il design della mano in particolare risulta essere estremamente intelligente. Ogni misura serve uno scopo all’interno del Sistema, per esempio il diametro esterno della curva a C della mano è (circa) lo stesso di uno stud, così può connettersi all’antistud. La distanza tra la curva e il polsino del braccio è esattamente quanto basta per alloggiare il bordo inferiore di un mattoncino. Comunque è il diametro interno della curva della mano che ci interessa qui. Ci si può inserire – l’avrete immaginato – un 3,18 e così una minifig può afferrare un pin sotto un mattoncino.

Ho sottoposto a ingegneria inversa i processi mentali di Jens Nygaard Knudsen mentre progettava la mano della minifig… in altre parole, quella che segue è una semplice congettura! Immagino che fare l’esterno della curva a C della stessa dimensione di uno stud fosse una scelta di design relativamente ovvia e che poi gli servisse una dimensione leggermente più piccola per la curva interna. Essendo un buon designer avrà cercato una dimensione esistente nel Sistema che potesse utilizzare a proprio vantaggio trovandola nel diametro dei pin del lato inferiore. Oppure fu lo sviluppo contemporaneo del mattoncino Technic a portarlo direttamente a questa soluzione.

In entrambi i casi ne consegue che la base di tutti gli accessori per minifig sarebbe stata una barra da 3,18. Vale la pena ribadire che sebbene io abbia parlato di “3,18” per tutto l’articolo, fino al 1978 non c’erano stati pezzi basati su barre da 3,18 (che io sappia). Per esempio i vecchi cartelli stradali LEGO avevano dei pali simili agli axle (che si rompevano troppo facilmente) e le barre di altri accessori come l’Homemaker Hand Mirror / Indian Paddle non avevano un diametro di 3,18 mm e in molti casi non erano nemmeno circolari. Le prime barre 3,18 apparvero nel 1978 come parte di scudi, spade, alabarde, asce, picconi, palette e, le mie preferite, pale e scope presenti nel mio primissimo set con minifig, il 605 Street Crew (sopra). Questo set includeva anche un pezzo System 3,18 che non era necessariamente un accessorio: il plate 1×2 con le maniglie (3839). La diffusione di pezzi con stud cavi o aperti del 1978 avvenne presumibilmente come risposta allo sviluppo degli accessori per minifig piuttosto che del mattoncino Technic.

Costruire una famiglia

Oltre ad altri accessori, il 1979 vide l’introduzione di un altro pezzo 3,18 che si connetteva anche agli stud: l’antenna (3957). Nel 1980 apparvero altri due pezzi importanti con stud aperto: l’headlight 1×1 (4070) e il plate 1×1 con clip chiusa (4081, mostrato qui sotto in Grey e Bright Blue [TLG]/Light Gray e Blue [BL]). Quelli più larghi sono il redesign del 1983). Headlight e clip sono più famosi come pezzi SNOT per permettere la costruzione laterale, ma questo non nega il fatto che poter infilare un 3,18 lateralmente era comunque uno sviluppo emozionante.

Un dubbio da “uovo o gallina” si è quindi venuto a creare in modo naturale: quando le minifig non tenevano in mano i loro accessori, avevano bisogno di un posto dove ospitarle e questo potrebbe spiegare come mai nel 1980 venne introdotta una clip da 3,18: il plate con la clip verticale (4085). A differenza dei pezzi con le barre, che proliferavano nell’inventario LEGO, i pezzi con le clip vennero aggiunti più lentamente. Altri sviluppi come i tubi flessibili 3,18 espansero ulteriormente le possibilità offerte da questa famiglia. Nel 1999 Star Wars ci diede quello che è forse il pezzo 3,18 più puro di tutti: la spada laser (30374).

E così l’impressione è che la famiglia di connessioni a 3,18 si sia andata sviluppando quasi di nascosto, in sottofondo. Servirebbero molte più ricerche per definire con precisione il momento in cui la sua importanza è emersa realmente, per esempio gli hinge con le “dita” (4276) arrivarono e se ne andarono e la connessione barra/clip si dimostrò esserne la naturale evoluzione. Senza dubbio l’introduzione nel 2016 dell’hinge che ha usato Huw ha riaffermato l’impegno di TLG con la famiglia di connessioni a 3,18.

Questo articolo non sarebbe stato possibile senza i meravigliosi collaboratori di BrickLink.

Alcuni prodotti citati in questo post sono stati gentilmente forniti da TLG. Il contenuto rappresenta le opinioni degli autori di New Elementary e non di TLG.