La genesi del 3,18

di Tim Johnson
Sono certo che vedendo questi modelli molte persone li prenderebbero come esempi per dimostrare che la LEGO® si è persa per strada “perché quando ero piccolo io c’erano solo i mattoncini”. Ora, sebbene in questo caso si tratti effettivamente di pezzi nuovi, la realtà è che il cambiamento che li ha portati a far parte del LEGO System è avvenuto negli anni Settanta.

Questi esperimenti geometrici sono stati costruiti da Huw Millington per il nostro festival dei pezzi The New Black e li ho tenuti da parte appositamente per poterli mostrare ora. Scegliendo i pezzi da includere in The New Black non ho seguito solo il colore, ma mi sono anche sforzato di includere molti pezzi della famiglia che contiene punti di connessione basati sul diametro di 3,18 millimetri come le barre, le clip e i fori in cui inserirle. I modelli di Huw usano hinge joint create con i pezzi 23443 e 11090 e poi, per collegare i vari triangoli, un altro pezzo selezionato per The New Black: l’axle connector Technic con due buchi in cui si può inserire una barra (Design ID 24122).

Sono tutti elementi LEGO piccoli e utili che non hanno connessioni con gli stud. Molte persone ancora pensano che il LEGO System si connetta solo mediante stud e antistud, ma naturalmente il Sistema si è evoluto ben oltre a questo nel corso dei decenni. Una delle “famiglie di connessione” (nome che ho appena inventato) che ho esaminato in passato è quella della connessione tra la sfera da 5,9 mm e la cup, usata per la prima volta negli Animali Leggendari Chima e nei Mixel, introdotta per soddisfare il bisogno di giunture snodabili nei piccoli modelli.

Quindi in che modo – e perché – la “famiglia di connessione 3,18” è entrata a far parte del LEGO System?

Pins

Per scoprire da dove proviene questa misura apparentemente arbitraria di 3,18 mm, guardate all’interno di un mattoncino LEGO. Nello specifico uno di quei mattoncini larghi un solo stud, come 1×2, 1×3, 1×4 e così via. Dopo l’assegnazione del brevetto al mattoncino LEGO nel 1958, a questi mattoncini venne aggiunto un “pin” per poter fissare il mattoncino sottostante e la larghezza di questi pin è leggermente inferiore della distanza tra due stud. (Non sono certo che questi pin abbiano sempre avuto un diametro di precisamente 3,18 mm perché il “clutch power” è stato lievemente modificato nel corso dei decenni, ma per semplicità li chiamerò comunque 3,18). Ecco un bel mattoncino 1×2 (Design ID 3004) del 1976.

Stud cavi

Come tutti i costruttori LEGO moderni sanno, le barre da 3,18 mm si possono inserire in uno stud cavo. Gli stud cavi appaiono negli elementi LEGO da prima ancora dei pin nella parte inferiore – credo fin dalle finestre di metà anni Cinquanta (come questo esempio, Design ID 7076, sempre del 1976) – ma in questi vecchi stud cavi non si può inserire un 3,18, il diametro interno dello stud è troppo stretto.

Lo stesso vale per gli altri vecchi pezzi con stud cavi che ho testato, come lo slope inverted (qui vediamo il Design ID 3660 in Bright Yellow [TLG]/Yellow [BL] vicino a uno moderno in Flame Yellowish Orange [TLG]/Bright Light Orange [BL]). Non ho trovato nessuna conferma definitiva sul motivo per cui nacquero gli stud cavi, ma è probabile che fosse relativo agli stampi. In questo caso sospetto che avere degli stud pieni sul lato stretto del pezzo potesse provocare delle fossette sul lato inferiore, rovinando l’estetica della faccia inclinata.

Per quanto ne so, i primi elementi con gli stud cavi in cui si potesse inserire un 3,18 sono i mattoncini Technic, apparsi per la prima volta nel 1977. E ha senso, il sistema Technic era sostanzialmente un redesign del mattoncino che includeva nuove possibilità di costruzione. Avere gli stud cavi su un mattoncino significava poterci posizionare sopra un mattoncino più lungo sfasato di mezzo stud. La scatola del mio set supplementare 871 di quando ero piccolo, sopravvissuta anche se in pessime condizioni, prova che oltre a essere possibile, la cosa era anche voluta.

Comunque non è dimostrato che questa fosse l’unica o la principale ragione per cui i mattoncini Technic avevano gli stud cavi. Ancora una volta non ho trovato prove certe ed è possibile che ci fossero motivi tecnici relativi ad aspetti più delicati del design del mattoncino Technic per permettere un processo di stampaggio più semplice. A prescindere dal motivo, comunque, la genesi che ha portato alla famiglia di connessione 3,18 forse si trova qui.

Stud aperti

Oltre agli stud cavi un 3,18 può essere inserito, in questo caso completamente, anche negli stud aperti, anche se ancora una volta sembra che le vecchie versioni non lo permettessero. La mano delle maxifig del 1974 (Design ID 3614) non permetteva di usare un 3,18 in origine, ma fu poi riprogettata per farlo nel 1978 (presente come 3614b su BrickLink). BrickLink indica che alcuni set del 1977 contenevano questa mano, ma solo come elementi alternativi e probabilmente si riferisce a versioni dei set prodotte dal 1978 in poi. Lo stesso vale per i mattoncini tondi 1×1 (3062 e 30068, trasparenti) che sono stati riprogettati con lo stud aperto (3062b). Questo, forse, per motivi di sicurezza nel caso un bambino li ingoiasse.

1978: l’anno del 3,18

Sembra quindi che il 1978 sia stato un anno importante per il 3,18 e un veloce sguardo su BrickLink alla lista dei pezzi usciti quell’anno lo conferma; furono introdotti molti pezzi con stud cavi, incluso il fondamentale jumper (3794). Non ho controllato ogni singolo pezzo del 1978 con stud cavo per vedere se vi si potesse inserire un 3,18, ma con quelli che possiedo funziona. Nella maggior parte dei casi, inserire una barra 3,18 moderna in uno stud cavo del 1978 è un po’ difficoltoso. Comunque, come mostra questa immagine, ho anche sfasato un mattoncino 1×3 del 1978 sui due stud cavi di uno slope 75° 2x2x3 (3684) sempre del 1978 e ci stava perfettamente. Infine ho provato a inserire un mattoncino 1×3 moderno sullo slope del 1978 e di nuovo risultava essere un po’ difficoltoso, suggerendo forse che lo standard nel 1978 fosse leggermente inferiore di 3,18 mm, sia per i pin sottostanti che per il diametro interno degli stud?

L’importanza del 1978 per la famiglia di connessioni 3,18 va ben oltre gli stud cavi, comunque. Come sono certo tutti ricorderete, il 1978 fu l’anno in cui venne introdotta la minifig con braccia e gambe mobili. Sono certo che nessuno avrebbe potuto prevedere i vari e strani modi in cui la minifig avrebbe impattato su ogni aspetto del brand LEGO e dei suoi prodotti e le conseguenze della sua introduzione nel Sistema. Detto questo, il designer LEGO Jens Nygaard Knudsen ragionò realmente a fondo nella progettazione di una figura caratteristica che potesse vivere nella rigida griglia LEGO e il design della mano in particolare risulta essere estremamente intelligente. Ogni misura serve uno scopo all’interno del Sistema, per esempio il diametro esterno della curva a C della mano è (circa) lo stesso di uno stud, così può connettersi all’antistud. La distanza tra la curva e il polsino del braccio è esattamente quanto basta per alloggiare il bordo inferiore di un mattoncino. Comunque è il diametro interno della curva della mano che ci interessa qui. Ci si può inserire – l’avrete immaginato – un 3,18 e così una minifig può afferrare un pin sotto un mattoncino.

Ho sottoposto a ingegneria inversa i processi mentali di Jens Nygaard Knudsen mentre progettava la mano della minifig… in altre parole, quella che segue è una semplice congettura! Immagino che fare l’esterno della curva a C della stessa dimensione di uno stud fosse una scelta di design relativamente ovvia e che poi gli servisse una dimensione leggermente più piccola per la curva interna. Essendo un buon designer avrà cercato una dimensione esistente nel Sistema che potesse utilizzare a proprio vantaggio trovandola nel diametro dei pin del lato inferiore. Oppure fu lo sviluppo contemporaneo del mattoncino Technic a portarlo direttamente a questa soluzione.

In entrambi i casi ne consegue che la base di tutti gli accessori per minifig sarebbe stata una barra da 3,18. Vale la pena ribadire che sebbene io abbia parlato di “3,18” per tutto l’articolo, fino al 1978 non c’erano stati pezzi basati su barre da 3,18 (che io sappia). Per esempio i vecchi cartelli stradali LEGO avevano dei pali simili agli axle (che si rompevano troppo facilmente) e le barre di altri accessori come l’Homemaker Hand Mirror / Indian Paddle non avevano un diametro di 3,18 mm e in molti casi non erano nemmeno circolari. Le prime barre 3,18 apparvero nel 1978 come parte di scudi, spade, alabarde, asce, picconi, palette e, le mie preferite, pale e scope presenti nel mio primissimo set con minifig, il 605 Street Crew (sopra). Questo set includeva anche un pezzo System 3,18 che non era necessariamente un accessorio: il plate 1×2 con le maniglie (3839). La diffusione di pezzi con stud cavi o aperti del 1978 avvenne presumibilmente come risposta allo sviluppo degli accessori per minifig piuttosto che del mattoncino Technic.

Costruire una famiglia

Oltre ad altri accessori, il 1979 vide l’introduzione di un altro pezzo 3,18 che si connetteva anche agli stud: l’antenna (3957). Nel 1980 apparvero altri due pezzi importanti con stud aperto: l’headlight 1×1 (4070) e il plate 1×1 con clip chiusa (4081, mostrato qui sotto in Grey e Bright Blue [TLG]/Light Gray e Blue [BL]). Quelli più larghi sono il redesign del 1983). Headlight e clip sono più famosi come pezzi SNOT per permettere la costruzione laterale, ma questo non nega il fatto che poter infilare un 3,18 lateralmente era comunque uno sviluppo emozionante.

Un dubbio da “uovo o gallina” si è quindi venuto a creare in modo naturale: quando le minifig non tenevano in mano i loro accessori, avevano bisogno di un posto dove ospitarle e questo potrebbe spiegare come mai nel 1980 venne introdotta una clip da 3,18: il plate con la clip verticale (4085). A differenza dei pezzi con le barre, che proliferavano nell’inventario LEGO, i pezzi con le clip vennero aggiunti più lentamente. Altri sviluppi come i tubi flessibili 3,18 espansero ulteriormente le possibilità offerte da questa famiglia. Nel 1999 Star Wars ci diede quello che è forse il pezzo 3,18 più puro di tutti: la spada laser (30374).

E così l’impressione è che la famiglia di connessioni a 3,18 si sia andata sviluppando quasi di nascosto, in sottofondo. Servirebbero molte più ricerche per definire con precisione il momento in cui la sua importanza è emersa realmente, per esempio gli hinge con le “dita” (4276) arrivarono e se ne andarono e la connessione barra/clip si dimostrò esserne la naturale evoluzione. Senza dubbio l’introduzione nel 2016 dell’hinge che ha usato Huw ha riaffermato l’impegno di TLG con la famiglia di connessioni a 3,18.

Questo articolo non sarebbe stato possibile senza i meravigliosi collaboratori di BrickLink.

Alcuni prodotti citati in questo post sono stati gentilmente forniti da TLG. Il contenuto rappresenta le opinioni degli autori di New Elementary e non di TLG.

Il castello giallo… non solo giallo

Qualche anno fa lessi su BrickJournal (USA) n. 8 una meravigliosa intervista a cura di Megan Rothrock ai designer Daniel August Krentz e Niels Milan Pedersen. Daniel Krentz era il designer del castello giallo (375, del 1978) e nell’intervista rivelava che in realtà avrebbe voluto realizzarlo in tan (beige) o in grigio scuro, ma che allora questi colori erano riservati ai costruttori di LEGOLAND e così lo fece giallo. Ovviamente la prima cosa che mi venne in mente, a quel punto, fu che ora si sarebbe sicuramente potuto costruire in tan e che prima o poi ne avrei costruito uno. In fondo il 375 è il mio set preferito.

Ovviamente non ero stato né l’unico né il primo ad avere questa idea. Nel 2012 un castello tan era stato proposto su LEGO Ideas (ebbe inspiegabilmente solo 148 voti) e qualcuno ci aveva pensato ancora prima, nel 2004. Infine, sempre nel 2004, qualcuno aveva deciso di costruirne uno grigio chiaro e scuro.

Naturalmente questo non mi ha fermato dal volerne realizzare uno anch’io e avendolo finalmente fatto parlerò qui brevemente dell’esperienza, sia dal lato costruttivo che dal lato reperimento pezzi/costi.

Oltre a sostituire il giallo con il tan ho deciso di sostituire il rosso del ponte, della finestra della torre e del portone con il reddish brown e di cambiare il nero delle travi delle torri con il dark brown. Ho invece mantenuto le passerelle lungo i muri in light (bluish) grey e le baseplate in verde. Per le baseplate avevo valutato se passare al marrone o al tan, ma per il marrone (reddish brown) non esistono baseplate più piccole della 32×32 (e avrei perso l’apertura del castello) mentre per il tan le baseplate più piccole esistono, ma mi sembrava facesse troppo “effetto deserto”. Quindi sono rimasto con il verde originale. Ho resistito alla tentazione di apportare delle modifiche sostanziali al set (come per esempio l’aggiunta di uno strato di plate (o tile!) marroni sulle baseplate all’interno del castello… Una versione moderna può essere l’idea per un altro progetto, ma l’idea di questo è di costruire lo stesso castello in colori realistici.

Per quanto riguarda il tan, avevo già la stragrande maggioranza dei pezzi normali (archi inclusi, le nuove versioni), ma mi mancavano quelli particolari, cioè gli slope 2x2x3, normali e angolari. Questi due pezzi furono usati per la prima volta (in giallo) proprio nel castello giallo e oggi esistono in tanti colori, tan incluso (o il progetto sarebbe morto sul nascere); il problema è che in tan sono apparsi in pochissimi set… e quello angolare mai in set destinati alla vendita, solo in rari omaggi di LEGOLAND del 2008 e del 2010. Alla fine quelli normali li ho pagati 1,41 euro l’uno, mentre quelli angolari, ben 5 sterline l’uno. In tan ho dovuto prendere anche i brick modificati 1x1x2 per agganciare il portone, ma per fortuna quelli sono più diffusi.

Gli ultimi pezzi tan particolari (che pensavo, sbagliando, sarebbero stati semplici da trovare) erano i brick hinge 1×4, per aprire le quattro ali del castello. Ne servono otto e alla fine ho dovuto prenderli usati pagandoli una sterlina l’uno perché nuovi si trovano solo in bundle da 30x o 50x e/o a prezzi molto più alti. E comprare i due pezzi separati (molto meno diffusi) pure costava parecchio. Purtroppo anche questi sono pezzi che non si vedono in commercio da quasi 10 anni, essendo apparsi principalmente in alcuni set di Harry Potter e alcuni dei primi Star Wars. Fortunatamente, anche se usati, i pezzi erano in condizioni perfette.

Come ho detto, il ponte lo volevo fare marrone… o meglio, reddish brown essendo la versione di marrone più diffusa ora. Ammetto di aver saccheggiato la mia nave Maersk per i fence 3633 (e 3815, le finestre laterali della torre principale)… è l’unico set in cui quei fence appaiono in reddish brown. Ma il vero problema è sorto con i plate modificati 2×3 con il buco (3176). In reddish brown non sono mai stati inseriti in nessun set e li vende (non disponibili in Italia) solo un negoziante americano a più di 7 dollari l’uno. Ho ripiegato allora sul vecchio marrone e li ho presi usati a 6,56 euro l’uno, sperando fossero in buone condizioni (lo erano, praticamente nuovi).

Ultima spesa “folle”, il portone sul retro. Le porte usate nel set reale (3644) sono fuori produzione da quasi 10 anni e comunque non sono mai state realizzate in nessuna versione di marrone. Dopo aver provato tutti i tipi di porte simili che avevo (e che non avevo), il risultato è stato che l’unico pezzo sensato sarebbe stato l’1x4x8 curvato sopra, in vecchio marrone (niente reddish brown, non esiste), anche se questo implicava la modifica strutturale di spostare l’apertura del portone dall’interno all’esterno. Anche questi due li ho dovuti prendere usati perché su BrickLink ce n’era solo uno nuovo in Minnesota. Per fortuna anche questi sono arrivati come nuovi (2 sterline l’uno).

Ultima sostituzione, la finestra della torre principale, costruita in origine con 6 finestrelle 1×1 classiche senza vetro. Queste naturalmente non sono mai state disponibili in colori diversi da rosso, nero, giallo e bianco e quindi le ho sostituite con 6 headlight reddish brown, girati al contrario, per simulare le aperture quadrate dell’originale. Disclaimer: questa sostituzione e/o la precedente sono state adottate anche da chi ha realizzato il suo modello di castello tan prima di me.

Dovevo poi ricostruire il meccanismo di apertura del ponte levatoio. Ho usato il filo originale (possiedo due castelli gialli originali, ma con i pezzi di uno ho costruito uno dei modelli alternativi senza ponte levatoio) e ho ricostruito la carrucola con alcuni pezzi Technic.

Ecco le foto delle fasi di costruzione del castello:

Per quanto riguarda la popolazione del castello ho agito con più libertà, usando la minifig classica uscita quest’anno e un paio di cavalieri moderni (con la versione avanzata del cavallo moderno, quello progettato da Niels Milan Pedersen per il primo castello grigio del 1984, il 6080). E ci ho aggiunto il re classico della serie 13 delle minifig collezionabili perché… leggete la sua descrizione ufficiale:

Il regno del re classico è appena iniziato. Ancora non ha molte terre o tesori, e nemmeno un piccolo villaggio da governare, ma ha già assunto quattordici cavalieri coraggiosi e leali e, lavorando assieme, hanno costruito un bel castello d’oro. È dotato di merli, di una bandiera, di un ponte levatoio e tutto il resto!

Creare un regno nuovo di zecca non è facile, ma il re classico ha tantissime idee. Immagina che un giorno il mondo sarà pieno di castelli e fortezze, locande e foreste. E forse avrà anche cavalli per i suoi cavalieri… anche se per il momento dovranno costruire i propri destrieri!

Non so chi sia il genio che l’ha scritta, ma direi che dà a questo re piena cittadinanza nel castello giallo (o tan).

Non ho applicato adesivi (nemmeno rifatti) perché andrebbero riprogettati graficamente, quelli originali erano chiaramente concepiti per funzionare abbinati al giallo e sul tan stonerebbero. Per cui, almeno per ora, questo castello non ha adesivi, né bandiera…

Concludo dicendo che aver ricostruito il set in tan ha confermato il mio giudizio sul set: bellissimo allora, bellissimo ora.

Gallery

Note

  • L’intervista di cui parlo all’inizio è stata tradotta su BrickJournal Italia n. 3 (anche su mio insistente suggerimento!).
  • Non sono solo gli slope 2x2x3 ad aver debuttato nel castello giallo originale, bensì tutte le armi (spada, scure e lancia), gli scudi, gli elmetti, i “panciotti” delle minifig e persino la baseplate 16×32 e la carrucola (uscite anche in altri set del 1978).
  • Ho effettuato altri cambiamenti minori ovvi e obbligatori a cui non ho accennato, come il passaggio dai brick round con stud pieno originali a quelli con stud vuoto attuali e dagli slope 45 1×2 con fondo vuoto a quelli normali. BrickLink indica comunque queste varianti come pezzi alternativi usati anche nel set originale.

Jumbo Bricks

img_20161119_201112Mi sono arrivati alcuni Jumbo Bricks acquistati su eBay… quindi ho pensato di spendere due parole su questi particolari mattoncini LEGO®, perché in giro si trovano tante informazioni, ma come sempre sono sparse un po’ ovunque ed è difficile fare ordine.

TLG si è sempre interessata ai bambini in età prescolare… ora ci sono i mattoncini DUPLO, con le dimensioni pari al doppio di quelli normali e con questi compatibili. Ma prima? Ci sono stati alcuni predecessori… tra questi i cosiddetti Jumbo Bricks, messi in commercio negli Stati Uniti dalla Samsonite dal 1964 fino al termine del contratto con TLG (1972). Il sito ufficiale della storia LEGO ha da poco aggiunto una sezione sull’argomento e indica che i Jumbo Bricks erano in vendita anche in Canada fino al 1970 (e fino 1971 in USA). Si scopre anche che il mattoncino era stato sviluppato a Billund, durante la fase di sviluppo e ricerca sui mattoncini prescolari (che infine avrebbe condotto ai mattoncini DUPLO) e che aveva interessato il partner americano di TLG, Samsonite appunto, che aveva voluto commercializzarlo sul loro mercato. Le informazioni del sito ufficiale sono apparse anche su un articolo dedicato allo sviluppo dei mattoncini DUPLO a cura di Inge Aaen della LEGO Idea House pubblicato su BrickJournal (USA) n. 6 nel 2013 (tradotto sul numero 6 italiano nel 2016) che dettaglia anche i quantitativi degli ordini di Samsonite.

Questi mattoncini avevano le dimensioni pari a circa tre volte quelle di un mattoncino normale; un mattoncino 2×4 misurava circa 1 pollice (altezza) x 2 pollici (profondità) x 4 pollici (larghezza). Essendo 1:1:1, le proporzioni di un Jumbo Brick sono quindi diverse da quelle di un mattoncino regolare LEGO, che come sappiamo sono 5:5:6, con l’altezza maggiore delle altre due misure. Curiosamente il Jumbo Brick ha invece le stesse proporzioni di un mattoncino Modulex. Ed essendo l’unità del mattoncino Modulex un quinto di pollice, ogni dimensione di un Jumbo Brick è esattamente cinque volte quella di un mattoncino Modulex. Quindi per comporre un Jumbo Brick 2×4 servirebbero 125 (5x5x5) mattoncini 2×4 Modulex!

Confronto Jumbo Brick Samsonite / Modulex
Confronto Jumbo Brick Samsonite / Modulex

Erano disponibili solo mattoncini 2×4 in quattro colori: giallo, rosso, blu e bianco. Oltre a questi c’era anche un plate speciale bianco o grigio con le ruote… e questo esauriva la varietà di pezzi disponibili.

I set Samsonite noti della serie Jumbo Bricks sono pochi: il 41 (1964), il 105 (1964), il 42 (1966), il 44 (1969) e il 300 (1969). Oltre a un set per le scuole del 1968.

In Europa invece vennero commercializzati tre set, solo in alcuni paesi e in quantità limitate; questi set avevano dei Jumbo Bricks (ma erano chiamati così anche in Europa?) con proporzioni leggermente diverse rispetto a quelle americane. Si trattava infatti di mattoncini pari esattamente al triplo di un normale mattoncino LEGO, del quale mantenevano anche le proporzioni (quindi risultavano essere leggermente più corti e più alti delle controparti americane). Seppur ancora non compatibili con i mattoncini standard ci si stava avvicinando alla logica del mattoncino DUPLO. Vennero prodotti tre set in Europa: il 501 (1966), il 502 (1968) e il 503 (1968). Nel 1969 arrivarono poi i DUPLO che proseguirono la serie “500”. Questi mattoncini europei diversi sono effettivamente quelli utilizzati in queste tre scatole… la cosa era in dubbio, ma queste due immagini su BrickShelf sembrerebbero provarlo definitivamente (tenete presente che BrickLink non li differenzia da quelli americani). Il sito ufficiale della storia LEGO li cita brevemente all’inizio del loro capitolo dedicato ai mattoncini DUPLO non associandoli nemmeno ai Jumbo Bricks americani e considerandoli solo dei test di dimensioni triple predecessori dei mattoncini DUPLO. Questi pezzi europei sono oggi molto più rari di quelli americani.

Infine, se andate su BrickLink potrete trovare anche diversi altri pezzi oltre ai classici 2×4 già citati. Pezzi usati con prezzi abbastanza alti, tra l’altro. Da dove arrivano? La loro storia è molto curiosa… saltarono fuori 20 anni fa in una casa che doveva essere demolita in Ole Kirksvej a Billund; la casa era appartenuta a uno dei fratelli di Godtfred Kirk Christiansen. Questi mattoncini hanno poi passato altri 20 anni immagazzinati da qualche parte e un annetto fa sono risaltati fuori e sono stati messi in vendita su BrickLink. Si tratta di prototipi mai commercializzati di mattoncini Jumbo (europei) 1×1, 1×2, 1×4, 1×6, 2×2 e anche 2×4 in “nuovi” colori. Inoltre c’è anche un plate 1×1. La storia del ritrovamento di questi prototipi è raccontata in questo topic sul forum di BrickLink e in questo post su Facebook di Gary Istok.

Come ciliegina sulla torta… Istok riporta anche che ci sarebbero (stati) molti altri mattoncini simili, ma sembra siano stati usati come riempitivi delle prime statue di LEGOLAND in occasione dell’apertura nel 1968 e quindi in seguito sicuramente buttati. E questo lo si scopre su Flickr (capite cosa intendo quando dico che le informazioni sono sparse in giro?)

Rimangono, come sempre, alcuni dubbi. Per esempio da dove saltano fuori i mattoncini gialli americani in vendita su BrickLink? Se controllate gli inventari dei set Samsonite, non sembrano esserci mattoncini gialli… e il loro prezzo, solo leggermente superiore a quello dei mattoncini blu, bianchi e rossi, non farebbe pensare trattarsi di un pezzo particolarmente raro uscito per vie traverse (come quelli neri o verdi di cui sopra). E sicuramente almeno alcuni dei mattoncini gialli sono americani, visto che uno lo possiedo persino io e l’ho preso su eBay pagandolo normalmente. Probabilmente tutti, in realtà, visto che i venditori che li hanno sono tutti in USA e la variante europea è comunque più rara. Naturalmente potrebbe esserci semplicemente un errore in un inventario, magari in quello dell’ultimo set Samsonite che sulla scatola sembrerebbe avere anche mattoncini gialli…

In caso di novità (cosa curiosa da dire per materiale di cinquant’anni fa), aggiornerò il post!

This article is also available in English on New Elementary.

Le barre laterali in Minitalia

Inauguriamo il blog con un post ad alto tasso di inutilità… o di curiosità estrema se preferite.

Qualche tempo fa, sul sito ItLUG abbiamo pubblicato un interessante articolo di Nicola Raimondi che rappresentava la conclusione di lunghi mesi di ricerche congiunte sulla serie Minitalia e in cui venivano smentite vecchie leggende sulle ragioni di esistenza della serie stessa. La teoria di Nicola è che Minitalia fosse servita (anche) per testare nuovi pezzi prima di introdurli nei set regolari. In effetti, come ricordato nell’articolo, nei set Minitalia hanno debuttato gli slope 33°, gli archi (sebbene diversi da quelli poi regolari) e porte e finestre (con persiane) molto simili a quelle che si sarebbero viste poco dopo nei set LEGO® regolari.

Oltre a questo, Nicola ricordava anche che i mattocini Minitalia, oltre ad avere la classica “X” nella parte inferiore, al posto del tipico tubo LEGO, esistono anche in una variante con il tubo, sebbene con un taglio centrale e che questo taglio centrale fu utilizzato anche brevemente nei mattoncini regolari poco dopo (circa dal 1974, secondo questo interessantissimo articolo), anche se in senso perpendicolare e per poco tempo.

Fatta questa premessa, ecco la “novità”, che novità chiaramente non è, ma che credo nessuno abbia ancora associato al concetto del “facciamo delle prove con Minitalia”.

Questi mattoncini regolari con il taglio sul tubo inferiore presentavano anche un’altra caratteristica: avevano le pareti più sottili rispetto ai mattoncini regolari realizzati precedentemente perché in corrispondenza dei punti in cui gli stud dei mattoncini sottostanti si sarebbero andati a incastrare, presentavano delle piccole barre laterali. Dodici barre laterali in tutto, quindi, quattro su ognuno dei lati lunghi e due su ognuno dei lati corti.

Da sinistra a destra: brick Minitalia con la X, brick Minitalia con la O, brick regolare del 1974 (circa), brick regolare attuale.
Da sinistra a destra: brick Minitalia con la “X”, brick Minitalia con la “O”, brick regolare del 1974 (circa), brick regolare attuale. Hanno tutti le barre laterali.

Queste barre laterali (con la parete impercettibilmente più sottili) furono applicate solo ai mattoncini regolari con il tubo “tagliato”, quando poco dopo smisero di usare il tubo tagliato, smisero anche di usare le barre laterali. Questo fino al 1985, quando (seguendo sempre l’articolo citato sopra) le barre laterali fecero ritorno per non scomparire più: se prendete infatti un qualunque mattoncino 2×4 attuale, le troverete.

Tutto questo discorso per aggiungere il fatto che i mattoncini Minitalia sono stati i primi, fin dal 1970 quando hanno debuttato, ad avere le barre laterali con la parete più sottile. Sia la variante con la “X”, sia quella con la “O”… e questo li rende i primi anche in questo minuscolo dettaglio che durò poi poco tempo negli anni Settanta, ma che è poi diventato la norma attuale da ormai più di 30 anni. [EDIT: In realtà se n’era già accorto qualcuno… su Flickr].

Visione frontale degli stessi mattoncini.
Visione frontale degli stessi mattoncini.

In ogni caso questa struttura non fu inventata per Minitalia, ma semplicemente utilizzata per la prima volta lì. Basta infatti guardare i mattoncini di esempio che accompagnano la domanda di brevetto nel 1958 per vedere che la struttura era già presente in cinque varianti (tra cui quella che poi sarebbe stata usata come Minitalia “X”).

La domanda di brevetto del 1958 esposta alla LEGO Idea House
La domanda di brevetto del 1958 esposta alla LEGO Idea House

Un altro sito

Ciao a tutti. Ho deciso di aprire questo blog perché mi serviva un posto dove condividere informazioni ed esperienze relative a vecchi set e pezzi LEGO® che probabilmente interesseranno due o tre altre persone in Italia oltre a me e quindi non mi è sembrato il caso di chiedere a ItLUG, di cui sono ambassador, di ospitare i miei post…

Quando parlo di “vecchi set e pezzi LEGO” intendo in realtà qualsiasi genere di informazione dalla notte dei tempi fino al mio ingresso nella dark age, a inizio anni 90. Tutto quello avvenuto dopo per me è “nuovo” e difficilmente sarà oggetto di questo blog. Quindi non troverete le ultime novità e le ultime notizie… tranne quei rari casi in cui abbiano un richiamo al passato.

Fin da piccolo ero affascinato dai vecchi cataloghi e come tutti sono rimasto poi legato ai set usciti durante la mia infanzia… che casualmente ha coinciso con il periodo forse più rivoluzionario in assoluto: l’arrivo della minifig attuale e dei temi Town, Castle e Space del “sistema nel sistema” ideato da Kjeld Kirk Kristiansen (che per me allora era la norma, non sapevo fosse una novità e qualcosa di speciale… naturalmente).

Il mio interesse per la storia LEGO si è poi cementato con l’acquisto del volume del 1982 50 Years of Play e la visita fatta lo scorso anno alla LEGO Idea House (il museo privato LEGO all’interno della casa di Ole Kirk Kristiansen, vedi immagine di copertina) con ItLUG. E credo che la cosa si possa notare anche guardando la mia ultima MOC (ancora incompleta).

Quindi parlerò di cose vecchie… esattamente di cosa ed esattamente con che tempistiche è ancora tutto da stabilire!