Mattoncini “Grangemouth”

Finalmente anch’io possiedo un mattoncino 2×4 “marbled”! E non solo, è un mattoncino Grangemouth!

Sembra che parlo arabo, ora mi spiego. Un mattoncino “marbled” (tradotto sarebbe “con venature”, “come il marmo”) è un mattoncino prodotto da uno stampo in cui invece di ABS di un solo colore viene inserito ABS di più colori, con risultati tipicamente spettacolari. La cosa non avviene normalmente (con qualche eccezione), se non per errore o quando uno stampo passa dal produrre pezzi di un colore a produrre pezzi di un altro colore, ma nel caso in questione sembra che le cose siano andate diversamente.

Sono molti mesi che volevo parlare dei mattoncini di test e alla fine ho deciso di partire di questi – tra i più rari – invece che da quelli più comuni di cui parlerò quindi in futuro…

Prima di tutto le fonti. Al solito Gary Istok fornisce molti dei dettagli senza i quali saremmo perduti. In questo caso l’ha fatto sul forum di Brickset. Inoltre questo post su Flickr di WRme2 riassume sostanzialmente tutta la faccenda e sembra essere il più aggiornato, vi consiglio di andarlo a vedere anche per tutte le meravigliose foto postate nei commenti. Altre informazioni ancora provengono da questo topic, sempre dal forum di Brickset. E molto si trova anche sul forum di BrickLink.

Qui si può veder il “pip” sul lato corto.

Questi mattoncini vengono generalmente chiamati “Grangemouth”. Grangemouth è una città scozzese situata tra Stirling e Edimburgo. Tra gli anni 60 e la fine degli anni 70, molti dei pezzi destinati a Regno Unito, Irlanda e Australia venivano prodotti in una fabbrica LEGO® situata a Wrexham, in Galles. I materiali destinati alla produzione per questa fabbrica provenivano da un’azienda chiamata Borg Warner Chemicals, di Grangemouth, appunto. Questa è stata una “riscoperta” abbastanza recente, del 2014. Prima non si sapeva da dove provenisse il materiale e tutti questi mattoncini venivano definiti genericamente “Wrexham”.

Questa azienda chimica aveva degli stampi LEGO che gli erano stati forniti per fare dei test sulla qualità. I dettagli su questi stampi sono abbastanza complessi e tecnici, per farla breve basti dire che verso la fine degli anni 70 avevano uno stampo che produceva quattro mattoncini 2×4 alla volta con i codici (sotto il mattoncino) che andavano da F1 a F4.

Foto del lato inferiore del mattoncino
Questo mattoncino è un F3.

Diversi mattoncini di test furono prodotti con questo stampo nei colori normali disponibili allora e sono facili da identificare controllando appunto il codice sotto il mattoncino.

Attorno al 1977 o 1978, alcuni dipendenti della Borg Warner Chemicals decisero di fare alcuni esperimenti con questo stampo (forse semplicemente per divertirsi?), producendo diversi mattoncini marbled che regalarono poi a dei bambini.

Subito dopo la produzione cessò, qualcuno pensa persino come conseguenza di questa iniziativa (che non si sa se fosse stata autorizzata da LEGO o meno), ma naturalmente non è realmente dato a sapersi e probabilmente sarebbe terminata a prescindere. C’è anche una versione che dice che ormai la notizia della fine della produzione fosse già arrivata, quando questi mattoncini sono stati prodotti.

Comunque sia andata, così sono nati questi spettacolari mattoncini.

Da confrontare con questa foto

Prossimi post sui mattoncini di test: BASF e Bayer!

“È pieno di stelle!”

Dall’intervista a Jens Nygaard Knudsen (creatore della minifig e del Classic Space), pubblicata su BrickJournal Italia n. 6:

Il logo Space venne realizzato da Hjalmar Nielsen. La prima versione aveva tante stelle attorno ed era bellissima, ma fu considerata troppo appariscente, motivo per cui le stelle vennero rimosse!

Nell’immagine, la minifig “Ragazzo razzo” della serie 17 delle minifig collezionabili, in vendita da ieri.

Io non so se sia un caso o meno, ma secondo me nel team che progetta queste minifig c’è un genio (vedasi anche la descrizione del re della serie 13, di cui avevo già parlato in fondo a questo articolo dedicato al Castello Giallo).

La meridiana del 1957

26 settembre 2016
Oggi cambiamo un po’ argomento con un brevissimo articolo dedicato a un dettaglio della storia LEGO® che sicuramente sono l’unico a trovare molto interessante!

Nel 1957 a Billund si festeggiarono i primi 25 anni della LEGO, fondata ufficialmente nel 1932. In occasione della grande festa organizzata con tanto di parata per le strade di Billund il 10 agosto, gli impiegati LEGO regalarono a Ole Kirk Kristiansen una meridiana che venne posizionata nel giardino di fronte alla vecchia fabbrica (allora dedicata alla produzione dei giocattoli in legno).

Se andate a Billund oggi potrete vedere che la meridiana è ancora lì, sempre nella stesso posto (magari spostata di qualche metro), in quello che oggi è diventato il piccolo giardino di fianco all’ingresso della LEGO Idea House, in Systemvej.

10 agosto 1957 – © The LEGO Group
Sembrerebbe tutto a posto, ma così non è perché in realtà… la meridiana non è quella originale! Basta infatti osservare con attenzione le due fotografie, una scattata da me lo scorso 26 settembre e una tratta dal volume del 1982 50 Years of Play e risalente al giorno dei festeggiamenti; si tratta chiaramente due meridiane diverse. La base invece sembrerebbe essere la stessa e la meridiana odierna è chiaramente ancora lì come ricordo di quel giorno.

Il motivo per cui la meridiana sia stata sostituita rimane un mistero (nemmeno in LEGO lo sanno). La mia idea è che potrebbe essere stata rovinata durante l’incendio del 4 febbraio 1960, in cui andò a fuoco proprio la sezione di edificio situata di fianco alla meridiana… ma è solo un’idea, non corroborata da nessun fatto (servirebbero, quantomeno, delle fotografie da vicino di poco precedenti e di poco successive all’incendio).

Non c’è molto altro da aggiungere se non un ultimo dettaglio sulla data dei festeggiamenti; perché l’anniversario si festeggia (ancora ai giorni nostri) il 10 agosto? In realtà il 10 agosto 1932 non successe nulla di particolare… il giorno venne stabilito a posteriori proprio in occasione dell’anniversario del 1957, in quanto cadeva in sabato e tornava comodo per organizzare i festeggiamenti con la parata! (Fonte: Eurobricks)

Un ringraziamento a Jan Beyer per l’aiuto.

Giallo mattone e rosso mattone?

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Un anno e mezzo fa circa, Kevin Hinkle dell’LCE Team ci ha comunicato una curiosità che aveva saputo dai suoi colleghi del dipartimento Materials and R&D (Research and Development): il motivo per cui il colore LEGO® “beige” (che in gergo chiamiamo “tan”, come nei paesi anglosassoni) ha come nome ufficiale “Brick Yellow” (letteralmente “giallo mattone”)… è un nome un po’ strano perché generalmente ai mattoni si associa il “rosso” (che comunque propriamente rosso non è). Se ci si ferma a ragionare, ci si rende conto che esistono tantissimi edifici costruiti con mattoni “gialli” che in realtà propriamente gialli non sono, così come appunto non sono realmente rossi quelli che definiamo rossi. E questo anche in Italia, non serve andare in Danimarca dove sono comunque probabilmente più diffusi.

Tan bricks
Una manciata di mattoncini tan o “Brick Yellow”.

Questo nome risale all’introduzione dei mattoncini Modulex (1963), mattoncini con una palette di colori più attenuati rispetto a quelli LEGO “normali” perché indirizzati a un pubblico di architetti che dovrebbero usarli come strumento professionale. Tornerò presto a parlare più diffusamente del sistema Modulex, quello che importa ora è che tra questi colori ce n’erano due chiamati “Brick Yellow” (codice colore: 005) e “Brick Red” (codice colore: 004) (o meglio, i loro corrispettivi danesi “Tegl Gul” e “Tegl Rød” perché allora l’inglese non era ancora la lingua ufficiale LEGO).

Il “Brick Red” è quello che tutti noi ci aspetteremmo, il tipico “rosso mattone” (che in ambito Modulex oggi chiamiamo “Terracotta”), mentre il “Brick Yellow” invece è appunto quello che è il normale “tan” di oggi. Siccome i mattoncini Modulex venivano usati dagli architetti per progettare edifici, entrambi i colori erano stati pensati per poter riprodurre fedelmente i muri a mattoni delle case.

Il “Brick Yellow” uscì presto dall’ambito Modulex (ambito in cui oggi, curiosamente, oggi viene invece chiamato “Buff”, un altro sinonimo/sfumatura del beige) cominciando a essere usato internamente per costruire statue a LEGOLAND e non solo, senza essere destinato al pubblico. Negli anni 90 finalmente il tan inizia a essere inserito nei set in vendita e oggi è uno dei colori più popolari (in realtà si può notare in questo interessante album Flickr che il colore sia stato usato anche in pezzi composti Fabuland e DUPLO fin dal 1981).

Il “Brick Red” invece (purtroppo!) non ha goduto di ugual fortuna. Non sono mai infatti stati prodotti mattoncini “normali” di questo colore (quello in foto è solo un prototipo Bayer 7xC) e il suo utilizzo al di fuori del’ambito Modulex è stato limitato a una manciata di pezzi Fabuland, qualche testa sempre Fabuland e qualche pezzo DUPLO, tutti realizzati tra il 1979 e il 1991. Su BrickLink potete trovare la lista quasi completa (non include le teste). Dopodiché il colore è “morto” e oggi tale rimane. A causa di questo suo utilizzo nel tema Fabuland, il termine che si usa su BrickLink oggi per definire questo colore è “Fabuland Brown”.

Se avete un occhio di falco potrete notare come nell’immagine i mattoncini Modulex più vecchi (quelli con la scritta LEGO sullo stud, i più a sinistra nella foto) abbiano in realtà una sfumatura lievemente diversa. Ma gli altri (quelli con la M sullo stud) sono identici agli altri pezzi.

Mattoncini Brick Red.
Diversi pezzi in “Brick Red”: Modulex con logo LEGO, Modulex con M, prototipo Bayer 7xC di un mattoncino 2×4, una sedia Fabuland e due personaggi Fabuland con la testa “Brick Red”.

Alcuni esempi di mattoni “Brick Yellow” reali, direttamente da Billund:

La genesi del 3,18

di Tim Johnson
Sono certo che vedendo questi modelli molte persone li prenderebbero come esempi per dimostrare che la LEGO® si è persa per strada “perché quando ero piccolo io c’erano solo i mattoncini”. Ora, sebbene in questo caso si tratti effettivamente di pezzi nuovi, la realtà è che il cambiamento che li ha portati a far parte del LEGO System è avvenuto negli anni Settanta.

Questi esperimenti geometrici sono stati costruiti da Huw Millington per il nostro festival dei pezzi The New Black e li ho tenuti da parte appositamente per poterli mostrare ora. Scegliendo i pezzi da includere in The New Black non ho seguito solo il colore, ma mi sono anche sforzato di includere molti pezzi della famiglia che contiene punti di connessione basati sul diametro di 3,18 millimetri come le barre, le clip e i fori in cui inserirle. I modelli di Huw usano hinge joint create con i pezzi 23443 e 11090 e poi, per collegare i vari triangoli, un altro pezzo selezionato per The New Black: l’axle connector Technic con due buchi in cui si può inserire una barra (Design ID 24122).

Sono tutti elementi LEGO piccoli e utili che non hanno connessioni con gli stud. Molte persone ancora pensano che il LEGO System si connetta solo mediante stud e antistud, ma naturalmente il Sistema si è evoluto ben oltre a questo nel corso dei decenni. Una delle “famiglie di connessione” (nome che ho appena inventato) che ho esaminato in passato è quella della connessione tra la sfera da 5,9 mm e la cup, usata per la prima volta negli Animali Leggendari Chima e nei Mixel, introdotta per soddisfare il bisogno di giunture snodabili nei piccoli modelli.

Quindi in che modo – e perché – la “famiglia di connessione 3,18” è entrata a far parte del LEGO System?

Pins

Per scoprire da dove proviene questa misura apparentemente arbitraria di 3,18 mm, guardate all’interno di un mattoncino LEGO. Nello specifico uno di quei mattoncini larghi un solo stud, come 1×2, 1×3, 1×4 e così via. Dopo l’assegnazione del brevetto al mattoncino LEGO nel 1958, a questi mattoncini venne aggiunto un “pin” per poter fissare il mattoncino sottostante e la larghezza di questi pin è leggermente inferiore della distanza tra due stud. (Non sono certo che questi pin abbiano sempre avuto un diametro di precisamente 3,18 mm perché il “clutch power” è stato lievemente modificato nel corso dei decenni, ma per semplicità li chiamerò comunque 3,18). Ecco un bel mattoncino 1×2 (Design ID 3004) del 1976.

Stud cavi

Come tutti i costruttori LEGO moderni sanno, le barre da 3,18 mm si possono inserire in uno stud cavo. Gli stud cavi appaiono negli elementi LEGO da prima ancora dei pin nella parte inferiore – credo fin dalle finestre di metà anni Cinquanta (come questo esempio, Design ID 7076, sempre del 1976) – ma in questi vecchi stud cavi non si può inserire un 3,18, il diametro interno dello stud è troppo stretto.

Lo stesso vale per gli altri vecchi pezzi con stud cavi che ho testato, come lo slope inverted (qui vediamo il Design ID 3660 in Bright Yellow [TLG]/Yellow [BL] vicino a uno moderno in Flame Yellowish Orange [TLG]/Bright Light Orange [BL]). Non ho trovato nessuna conferma definitiva sul motivo per cui nacquero gli stud cavi, ma è probabile che fosse relativo agli stampi. In questo caso sospetto che avere degli stud pieni sul lato stretto del pezzo potesse provocare delle fossette sul lato inferiore, rovinando l’estetica della faccia inclinata.

Per quanto ne so, i primi elementi con gli stud cavi in cui si potesse inserire un 3,18 sono i mattoncini Technic, apparsi per la prima volta nel 1977. E ha senso, il sistema Technic era sostanzialmente un redesign del mattoncino che includeva nuove possibilità di costruzione. Avere gli stud cavi su un mattoncino significava poterci posizionare sopra un mattoncino più lungo sfasato di mezzo stud. La scatola del mio set supplementare 871 di quando ero piccolo, sopravvissuta anche se in pessime condizioni, prova che oltre a essere possibile, la cosa era anche voluta.

Comunque non è dimostrato che questa fosse l’unica o la principale ragione per cui i mattoncini Technic avevano gli stud cavi. Ancora una volta non ho trovato prove certe ed è possibile che ci fossero motivi tecnici relativi ad aspetti più delicati del design del mattoncino Technic per permettere un processo di stampaggio più semplice. A prescindere dal motivo, comunque, la genesi che ha portato alla famiglia di connessione 3,18 forse si trova qui.

Stud aperti

Oltre agli stud cavi un 3,18 può essere inserito, in questo caso completamente, anche negli stud aperti, anche se ancora una volta sembra che le vecchie versioni non lo permettessero. La mano delle maxifig del 1974 (Design ID 3614) non permetteva di usare un 3,18 in origine, ma fu poi riprogettata per farlo nel 1978 (presente come 3614b su BrickLink). BrickLink indica che alcuni set del 1977 contenevano questa mano, ma solo come elementi alternativi e probabilmente si riferisce a versioni dei set prodotte dal 1978 in poi. Lo stesso vale per i mattoncini tondi 1×1 (3062 e 30068, trasparenti) che sono stati riprogettati con lo stud aperto (3062b). Questo, forse, per motivi di sicurezza nel caso un bambino li ingoiasse.

1978: l’anno del 3,18

Sembra quindi che il 1978 sia stato un anno importante per il 3,18 e un veloce sguardo su BrickLink alla lista dei pezzi usciti quell’anno lo conferma; furono introdotti molti pezzi con stud cavi, incluso il fondamentale jumper (3794). Non ho controllato ogni singolo pezzo del 1978 con stud cavo per vedere se vi si potesse inserire un 3,18, ma con quelli che possiedo funziona. Nella maggior parte dei casi, inserire una barra 3,18 moderna in uno stud cavo del 1978 è un po’ difficoltoso. Comunque, come mostra questa immagine, ho anche sfasato un mattoncino 1×3 del 1978 sui due stud cavi di uno slope 75° 2x2x3 (3684) sempre del 1978 e ci stava perfettamente. Infine ho provato a inserire un mattoncino 1×3 moderno sullo slope del 1978 e di nuovo risultava essere un po’ difficoltoso, suggerendo forse che lo standard nel 1978 fosse leggermente inferiore di 3,18 mm, sia per i pin sottostanti che per il diametro interno degli stud?

L’importanza del 1978 per la famiglia di connessioni 3,18 va ben oltre gli stud cavi, comunque. Come sono certo tutti ricorderete, il 1978 fu l’anno in cui venne introdotta la minifig con braccia e gambe mobili. Sono certo che nessuno avrebbe potuto prevedere i vari e strani modi in cui la minifig avrebbe impattato su ogni aspetto del brand LEGO e dei suoi prodotti e le conseguenze della sua introduzione nel Sistema. Detto questo, il designer LEGO Jens Nygaard Knudsen ragionò realmente a fondo nella progettazione di una figura caratteristica che potesse vivere nella rigida griglia LEGO e il design della mano in particolare risulta essere estremamente intelligente. Ogni misura serve uno scopo all’interno del Sistema, per esempio il diametro esterno della curva a C della mano è (circa) lo stesso di uno stud, così può connettersi all’antistud. La distanza tra la curva e il polsino del braccio è esattamente quanto basta per alloggiare il bordo inferiore di un mattoncino. Comunque è il diametro interno della curva della mano che ci interessa qui. Ci si può inserire – l’avrete immaginato – un 3,18 e così una minifig può afferrare un pin sotto un mattoncino.

Ho sottoposto a ingegneria inversa i processi mentali di Jens Nygaard Knudsen mentre progettava la mano della minifig… in altre parole, quella che segue è una semplice congettura! Immagino che fare l’esterno della curva a C della stessa dimensione di uno stud fosse una scelta di design relativamente ovvia e che poi gli servisse una dimensione leggermente più piccola per la curva interna. Essendo un buon designer avrà cercato una dimensione esistente nel Sistema che potesse utilizzare a proprio vantaggio trovandola nel diametro dei pin del lato inferiore. Oppure fu lo sviluppo contemporaneo del mattoncino Technic a portarlo direttamente a questa soluzione.

In entrambi i casi ne consegue che la base di tutti gli accessori per minifig sarebbe stata una barra da 3,18. Vale la pena ribadire che sebbene io abbia parlato di “3,18” per tutto l’articolo, fino al 1978 non c’erano stati pezzi basati su barre da 3,18 (che io sappia). Per esempio i vecchi cartelli stradali LEGO avevano dei pali simili agli axle (che si rompevano troppo facilmente) e le barre di altri accessori come l’Homemaker Hand Mirror / Indian Paddle non avevano un diametro di 3,18 mm e in molti casi non erano nemmeno circolari. Le prime barre 3,18 apparvero nel 1978 come parte di scudi, spade, alabarde, asce, picconi, palette e, le mie preferite, pale e scope presenti nel mio primissimo set con minifig, il 605 Street Crew (sopra). Questo set includeva anche un pezzo System 3,18 che non era necessariamente un accessorio: il plate 1×2 con le maniglie (3839). La diffusione di pezzi con stud cavi o aperti del 1978 avvenne presumibilmente come risposta allo sviluppo degli accessori per minifig piuttosto che del mattoncino Technic.

Costruire una famiglia

Oltre ad altri accessori, il 1979 vide l’introduzione di un altro pezzo 3,18 che si connetteva anche agli stud: l’antenna (3957). Nel 1980 apparvero altri due pezzi importanti con stud aperto: l’headlight 1×1 (4070) e il plate 1×1 con clip chiusa (4081, mostrato qui sotto in Grey e Bright Blue [TLG]/Light Gray e Blue [BL]). Quelli più larghi sono il redesign del 1983). Headlight e clip sono più famosi come pezzi SNOT per permettere la costruzione laterale, ma questo non nega il fatto che poter infilare un 3,18 lateralmente era comunque uno sviluppo emozionante.

Un dubbio da “uovo o gallina” si è quindi venuto a creare in modo naturale: quando le minifig non tenevano in mano i loro accessori, avevano bisogno di un posto dove ospitarle e questo potrebbe spiegare come mai nel 1980 venne introdotta una clip da 3,18: il plate con la clip verticale (4085). A differenza dei pezzi con le barre, che proliferavano nell’inventario LEGO, i pezzi con le clip vennero aggiunti più lentamente. Altri sviluppi come i tubi flessibili 3,18 espansero ulteriormente le possibilità offerte da questa famiglia. Nel 1999 Star Wars ci diede quello che è forse il pezzo 3,18 più puro di tutti: la spada laser (30374).

E così l’impressione è che la famiglia di connessioni a 3,18 si sia andata sviluppando quasi di nascosto, in sottofondo. Servirebbero molte più ricerche per definire con precisione il momento in cui la sua importanza è emersa realmente, per esempio gli hinge con le “dita” (4276) arrivarono e se ne andarono e la connessione barra/clip si dimostrò esserne la naturale evoluzione. Senza dubbio l’introduzione nel 2016 dell’hinge che ha usato Huw ha riaffermato l’impegno di TLG con la famiglia di connessioni a 3,18.

Questo articolo non sarebbe stato possibile senza i meravigliosi collaboratori di BrickLink.

Alcuni prodotti citati in questo post sono stati gentilmente forniti da TLG. Il contenuto rappresenta le opinioni degli autori di New Elementary e non di TLG.

Il castello giallo… non solo giallo

Qualche anno fa lessi su BrickJournal (USA) n. 8 una meravigliosa intervista a cura di Megan Rothrock ai designer Daniel August Krentz e Niels Milan Pedersen. Daniel Krentz era il designer del castello giallo (375, del 1978) e nell’intervista rivelava che in realtà avrebbe voluto realizzarlo in tan (beige) o in grigio scuro, ma che allora questi colori erano riservati ai costruttori di LEGOLAND e così lo fece giallo. Ovviamente la prima cosa che mi venne in mente, a quel punto, fu che ora si sarebbe sicuramente potuto costruire in tan e che prima o poi ne avrei costruito uno. In fondo il 375 è il mio set preferito.

Ovviamente non ero stato né l’unico né il primo ad avere questa idea. Nel 2012 un castello tan era stato proposto su LEGO Ideas (ebbe inspiegabilmente solo 148 voti) e qualcuno ci aveva pensato ancora prima, nel 2004. Infine, sempre nel 2004, qualcuno aveva deciso di costruirne uno grigio chiaro e scuro.

Naturalmente questo non mi ha fermato dal volerne realizzare uno anch’io e avendolo finalmente fatto parlerò qui brevemente dell’esperienza, sia dal lato costruttivo che dal lato reperimento pezzi/costi.

Oltre a sostituire il giallo con il tan ho deciso di sostituire il rosso del ponte, della finestra della torre e del portone con il reddish brown e di cambiare il nero delle travi delle torri con il dark brown. Ho invece mantenuto le passerelle lungo i muri in light (bluish) grey e le baseplate in verde. Per le baseplate avevo valutato se passare al marrone o al tan, ma per il marrone (reddish brown) non esistono baseplate più piccole della 32×32 (e avrei perso l’apertura del castello) mentre per il tan le baseplate più piccole esistono, ma mi sembrava facesse troppo “effetto deserto”. Quindi sono rimasto con il verde originale. Ho resistito alla tentazione di apportare delle modifiche sostanziali al set (come per esempio l’aggiunta di uno strato di plate (o tile!) marroni sulle baseplate all’interno del castello… Una versione moderna può essere l’idea per un altro progetto, ma l’idea di questo è di costruire lo stesso castello in colori realistici.

Per quanto riguarda il tan, avevo già la stragrande maggioranza dei pezzi normali (archi inclusi, le nuove versioni), ma mi mancavano quelli particolari, cioè gli slope 2x2x3, normali e angolari. Questi due pezzi furono usati per la prima volta (in giallo) proprio nel castello giallo e oggi esistono in tanti colori, tan incluso (o il progetto sarebbe morto sul nascere); il problema è che in tan sono apparsi in pochissimi set… e quello angolare mai in set destinati alla vendita, solo in rari omaggi di LEGOLAND del 2008 e del 2010. Alla fine quelli normali li ho pagati 1,41 euro l’uno, mentre quelli angolari, ben 5 sterline l’uno. In tan ho dovuto prendere anche i brick modificati 1x1x2 per agganciare il portone, ma per fortuna quelli sono più diffusi.

Gli ultimi pezzi tan particolari (che pensavo, sbagliando, sarebbero stati semplici da trovare) erano i brick hinge 1×4, per aprire le quattro ali del castello. Ne servono otto e alla fine ho dovuto prenderli usati pagandoli una sterlina l’uno perché nuovi si trovano solo in bundle da 30x o 50x e/o a prezzi molto più alti. E comprare i due pezzi separati (molto meno diffusi) pure costava parecchio. Purtroppo anche questi sono pezzi che non si vedono in commercio da quasi 10 anni, essendo apparsi principalmente in alcuni set di Harry Potter e alcuni dei primi Star Wars. Fortunatamente, anche se usati, i pezzi erano in condizioni perfette.

Come ho detto, il ponte lo volevo fare marrone… o meglio, reddish brown essendo la versione di marrone più diffusa ora. Ammetto di aver saccheggiato la mia nave Maersk per i fence 3633 (e 3815, le finestre laterali della torre principale)… è l’unico set in cui quei fence appaiono in reddish brown. Ma il vero problema è sorto con i plate modificati 2×3 con il buco (3176). In reddish brown non sono mai stati inseriti in nessun set e li vende (non disponibili in Italia) solo un negoziante americano a più di 7 dollari l’uno. Ho ripiegato allora sul vecchio marrone e li ho presi usati a 6,56 euro l’uno, sperando fossero in buone condizioni (lo erano, praticamente nuovi).

Ultima spesa “folle”, il portone sul retro. Le porte usate nel set reale (3644) sono fuori produzione da quasi 10 anni e comunque non sono mai state realizzate in nessuna versione di marrone. Dopo aver provato tutti i tipi di porte simili che avevo (e che non avevo), il risultato è stato che l’unico pezzo sensato sarebbe stato l’1x4x8 curvato sopra, in vecchio marrone (niente reddish brown, non esiste), anche se questo implicava la modifica strutturale di spostare l’apertura del portone dall’interno all’esterno. Anche questi due li ho dovuti prendere usati perché su BrickLink ce n’era solo uno nuovo in Minnesota. Per fortuna anche questi sono arrivati come nuovi (2 sterline l’uno).

Ultima sostituzione, la finestra della torre principale, costruita in origine con 6 finestrelle 1×1 classiche senza vetro. Queste naturalmente non sono mai state disponibili in colori diversi da rosso, nero, giallo e bianco e quindi le ho sostituite con 6 headlight reddish brown, girati al contrario, per simulare le aperture quadrate dell’originale. Disclaimer: questa sostituzione e/o la precedente sono state adottate anche da chi ha realizzato il suo modello di castello tan prima di me.

Dovevo poi ricostruire il meccanismo di apertura del ponte levatoio. Ho usato il filo originale (possiedo due castelli gialli originali, ma con i pezzi di uno ho costruito uno dei modelli alternativi senza ponte levatoio) e ho ricostruito la carrucola con alcuni pezzi Technic.

Ecco le foto delle fasi di costruzione del castello:

Per quanto riguarda la popolazione del castello ho agito con più libertà, usando la minifig classica uscita quest’anno e un paio di cavalieri moderni (con la versione avanzata del cavallo moderno, quello progettato da Niels Milan Pedersen per il primo castello grigio del 1984, il 6080). E ci ho aggiunto il re classico della serie 13 delle minifig collezionabili perché… leggete la sua descrizione ufficiale:

Il regno del re classico è appena iniziato. Ancora non ha molte terre o tesori, e nemmeno un piccolo villaggio da governare, ma ha già assunto quattordici cavalieri coraggiosi e leali e, lavorando assieme, hanno costruito un bel castello d’oro. È dotato di merli, di una bandiera, di un ponte levatoio e tutto il resto!

Creare un regno nuovo di zecca non è facile, ma il re classico ha tantissime idee. Immagina che un giorno il mondo sarà pieno di castelli e fortezze, locande e foreste. E forse avrà anche cavalli per i suoi cavalieri… anche se per il momento dovranno costruire i propri destrieri!

Non so chi sia il genio che l’ha scritta, ma direi che dà a questo re piena cittadinanza nel castello giallo (o tan).

Non ho applicato adesivi (nemmeno rifatti) perché andrebbero riprogettati graficamente, quelli originali erano chiaramente concepiti per funzionare abbinati al giallo e sul tan stonerebbero. Per cui, almeno per ora, questo castello non ha adesivi, né bandiera…

Concludo dicendo che aver ricostruito il set in tan ha confermato il mio giudizio sul set: bellissimo allora, bellissimo ora.

Gallery

Note

  • L’intervista di cui parlo all’inizio è stata tradotta su BrickJournal Italia n. 3 (anche su mio insistente suggerimento!).
  • Non sono solo gli slope 2x2x3 ad aver debuttato nel castello giallo originale, bensì tutte le armi (spada, scure e lancia), gli scudi, gli elmetti, i “panciotti” delle minifig e persino la baseplate 16×32 e la carrucola (uscite anche in altri set del 1978).
  • Ho effettuato altri cambiamenti minori ovvi e obbligatori a cui non ho accennato, come il passaggio dai brick round con stud pieno originali a quelli con stud vuoto attuali e dagli slope 45 1×2 con fondo vuoto a quelli normali. BrickLink indica comunque queste varianti come pezzi alternativi usati anche nel set originale.

Jumbo Bricks

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img_20161119_201112Mi sono arrivati alcuni Jumbo Bricks acquistati su eBay… quindi ho pensato di spendere due parole su questi particolari mattoncini LEGO®, perché in giro si trovano tante informazioni, ma come sempre sono sparse un po’ ovunque ed è difficile fare ordine.

TLG si è sempre interessata ai bambini in età prescolare… ora ci sono i mattoncini DUPLO, con le dimensioni pari al doppio di quelli normali e con questi compatibili. Ma prima? Ci sono stati alcuni predecessori… tra questi i cosiddetti Jumbo Bricks, messi in commercio negli Stati Uniti dalla Samsonite dal 1964 fino al termine del contratto con TLG (1972). Il sito ufficiale della storia LEGO ha da poco aggiunto una sezione sull’argomento e indica che i Jumbo Bricks erano in vendita anche in Canada fino al 1970 (e fino 1971 in USA). Si scopre anche che il mattoncino era stato sviluppato a Billund, durante la fase di sviluppo e ricerca sui mattoncini prescolari (che infine avrebbe condotto ai mattoncini DUPLO) e che aveva interessato il partner americano di TLG, Samsonite appunto, che aveva voluto commercializzarlo sul loro mercato. Le informazioni del sito ufficiale sono apparse anche su un articolo dedicato allo sviluppo dei mattoncini DUPLO a cura di Inge Aaen della LEGO Idea House pubblicato su BrickJournal (USA) n. 6 nel 2013 (tradotto sul numero 6 italiano nel 2016) che dettaglia anche i quantitativi degli ordini di Samsonite.

Questi mattoncini avevano le dimensioni pari a circa tre volte quelle di un mattoncino normale; un mattoncino 2×4 misurava circa 1 pollice (altezza) x 2 pollici (profondità) x 4 pollici (larghezza). Essendo 1:1:1, le proporzioni di un Jumbo Brick sono quindi diverse da quelle di un mattoncino regolare LEGO, che come sappiamo sono 5:5:6, con l’altezza maggiore delle altre due misure. Curiosamente il Jumbo Brick ha invece le stesse proporzioni di un mattoncino Modulex. Ed essendo l’unità del mattoncino Modulex un quinto di pollice, ogni dimensione di un Jumbo Brick è esattamente cinque volte quella di un mattoncino Modulex. Quindi per comporre un Jumbo Brick 2×4 servirebbero 125 (5x5x5) mattoncini 2×4 Modulex!

Confronto Jumbo Brick Samsonite / Modulex
Confronto Jumbo Brick Samsonite / Modulex

Erano disponibili solo mattoncini 2×4 in quattro colori: giallo, rosso, blu e bianco. Oltre a questi c’era anche un plate speciale bianco o grigio con le ruote… e questo esauriva la varietà di pezzi disponibili.

I set Samsonite noti della serie Jumbo Bricks sono pochi: il 41 (1964), il 105 (1964), il 42 (1966), il 44 (1969) e il 300 (1969). Oltre a un set per le scuole del 1968.

In Europa invece vennero commercializzati tre set, solo in alcuni paesi e in quantità limitate; questi set avevano dei Jumbo Bricks (ma erano chiamati così anche in Europa?) con proporzioni leggermente diverse rispetto a quelle americane. Si trattava infatti di mattoncini pari esattamente al triplo di un normale mattoncino LEGO, del quale mantenevano anche le proporzioni (quindi risultavano essere leggermente più corti e più alti delle controparti americane). Seppur ancora non compatibili con i mattoncini standard ci si stava avvicinando alla logica del mattoncino DUPLO. Vennero prodotti tre set in Europa: il 501 (1966), il 502 (1968) e il 503 (1968). Nel 1969 arrivarono poi i DUPLO che proseguirono la serie “500”. Questi mattoncini europei diversi sono effettivamente quelli utilizzati in queste tre scatole… la cosa era in dubbio, ma queste due immagini su BrickShelf sembrerebbero provarlo definitivamente (tenete presente che BrickLink non li differenzia da quelli americani). Il sito ufficiale della storia LEGO li cita brevemente all’inizio del loro capitolo dedicato ai mattoncini DUPLO non associandoli nemmeno ai Jumbo Bricks americani e considerandoli solo dei test di dimensioni triple predecessori dei mattoncini DUPLO. Questi pezzi europei sono oggi molto più rari di quelli americani.

Infine, se andate su BrickLink potrete trovare anche diversi altri pezzi oltre ai classici 2×4 già citati. Pezzi usati con prezzi abbastanza alti, tra l’altro. Da dove arrivano? La loro storia è molto curiosa… saltarono fuori 20 anni fa in una casa che doveva essere demolita in Ole Kirksvej a Billund; la casa era appartenuta a uno dei fratelli di Godtfred Kirk Christiansen. Questi mattoncini hanno poi passato altri 20 anni immagazzinati da qualche parte e un annetto fa sono risaltati fuori e sono stati messi in vendita su BrickLink. Si tratta di prototipi mai commercializzati di mattoncini Jumbo (europei) 1×1, 1×2, 1×4, 1×6, 2×2 e anche 2×4 in “nuovi” colori. Inoltre c’è anche un plate 1×1. La storia del ritrovamento di questi prototipi è raccontata in questo topic sul forum di BrickLink e in questo post su Facebook di Gary Istok.

Come ciliegina sulla torta… Istok riporta anche che ci sarebbero (stati) molti altri mattoncini simili, ma sembra siano stati usati come riempitivi delle prime statue di LEGOLAND in occasione dell’apertura nel 1968 e quindi in seguito sicuramente buttati. E questo lo si scopre su Flickr (capite cosa intendo quando dico che le informazioni sono sparse in giro?)

Rimangono, come sempre, alcuni dubbi. Per esempio da dove saltano fuori i mattoncini gialli americani in vendita su BrickLink? Se controllate gli inventari dei set Samsonite, non sembrano esserci mattoncini gialli… e il loro prezzo, solo leggermente superiore a quello dei mattoncini blu, bianchi e rossi, non farebbe pensare trattarsi di un pezzo particolarmente raro uscito per vie traverse (come quelli neri o verdi di cui sopra). E sicuramente almeno alcuni dei mattoncini gialli sono americani, visto che uno lo possiedo persino io e l’ho preso su eBay pagandolo normalmente. Probabilmente tutti, in realtà, visto che i venditori che li hanno sono tutti in USA e la variante europea è comunque più rara. Naturalmente potrebbe esserci semplicemente un errore in un inventario, magari in quello dell’ultimo set Samsonite che sulla scatola sembrerebbe avere anche mattoncini gialli…

In caso di novità (cosa curiosa da dire per materiale di cinquant’anni fa), aggiornerò il post!

Le barre laterali in Minitalia

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Inauguriamo il blog con un post ad alto tasso di inutilità… o di curiosità estrema se preferite.

Qualche tempo fa, sul sito ItLUG abbiamo pubblicato un interessante articolo di Nicola Raimondi che rappresentava la conclusione di lunghi mesi di ricerche congiunte sulla serie Minitalia e in cui venivano smentite vecchie leggende sulle ragioni di esistenza della serie stessa. La teoria di Nicola è che Minitalia fosse servita (anche) per testare nuovi pezzi prima di introdurli nei set regolari. In effetti, come ricordato nell’articolo, nei set Minitalia hanno debuttato gli slope 33°, gli archi (sebbene diversi da quelli poi regolari) e porte e finestre (con persiane) molto simili a quelle che si sarebbero viste poco dopo nei set LEGO® regolari.

Oltre a questo, Nicola ricordava anche che i mattocini Minitalia, oltre ad avere la classica “X” nella parte inferiore, al posto del tipico tubo LEGO, esistono anche in una variante con il tubo, sebbene con un taglio centrale e che questo taglio centrale fu utilizzato anche brevemente nei mattoncini regolari poco dopo (circa dal 1974, secondo questo interessantissimo articolo), anche se in senso perpendicolare e per poco tempo.

Fatta questa premessa, ecco la “novità”, che novità chiaramente non è, ma che credo nessuno abbia ancora associato al concetto del “facciamo delle prove con Minitalia”.

Questi mattoncini regolari con il taglio sul tubo inferiore presentavano anche un’altra caratteristica: avevano le pareti più sottili rispetto ai mattoncini regolari realizzati precedentemente perché in corrispondenza dei punti in cui gli stud dei mattoncini sottostanti si sarebbero andati a incastrare, presentavano delle piccole barre laterali. Dodici barre laterali in tutto, quindi, quattro su ognuno dei lati lunghi e due su ognuno dei lati corti.

Da sinistra a destra: brick Minitalia con la X, brick Minitalia con la O, brick regolare del 1974 (circa), brick regolare attuale.
Da sinistra a destra: brick Minitalia con la “X”, brick Minitalia con la “O”, brick regolare del 1974 (circa), brick regolare attuale. Hanno tutti le barre laterali.

Queste barre laterali (con la parete impercettibilmente più sottili) furono applicate solo ai mattoncini regolari con il tubo “tagliato”, quando poco dopo smisero di usare il tubo tagliato, smisero anche di usare le barre laterali. Questo fino al 1985, quando (seguendo sempre l’articolo citato sopra) le barre laterali fecero ritorno per non scomparire più: se prendete infatti un qualunque mattoncino 2×4 attuale, le troverete.

Tutto questo discorso per aggiungere il fatto che i mattoncini Minitalia sono stati i primi, fin dal 1970 quando hanno debuttato, ad avere le barre laterali con la parete più sottile. Sia la variante con la “X”, sia quella con la “O”… e questo li rende i primi anche in questo minuscolo dettaglio che durò poi poco tempo negli anni Settanta, ma che è poi diventato la norma attuale da ormai più di 30 anni. [EDIT: In realtà se n’era già accorto qualcuno… su Flickr].

Visione frontale degli stessi mattoncini.
Visione frontale degli stessi mattoncini.

In ogni caso questa struttura non fu inventata per Minitalia, ma semplicemente utilizzata per la prima volta lì. Basta infatti guardare i mattoncini di esempio che accompagnano la domanda di brevetto nel 1958 per vedere che la struttura era già presente in cinque varianti (tra cui quella che poi sarebbe stata usata come Minitalia “X”).

La domanda di brevetto del 1958 esposta alla LEGO Idea House
La domanda di brevetto del 1958 esposta alla LEGO Idea House